PIACENTINO - MUSICA JAZZ“HIGH TENSION”*Consigliato da Musica Jazz

La presenza di illustri ospiti stranieri non di rado rappresenta il classico specchietto per le allodole. Poche volte accade invece, come in questo disco, che le guest stars non soltanto si inseriscano alla perfezione nel progetto ma vi partecipino con palese e travolgente convinzione. In K Club, per citare quello che forse è il brano migliore, c’è il fuoco della passione innestato in un tracciato piuttosto difficile, prevedendo anche lunghe parti di improvvisazione collettiva come ai tempi dell’antico New Orleans o di Mingus ( che di certo è tra gli ascendenti di questa musica). Il postbopper Oatts e Smith, che quì svela una natura postcoltraniana, hanno ruoli di protagonisti, che svolgono egregiamente; ma non si può negare che questo eccellente disco poggi soprattutto sul trio italiano che lo ha immaginato: Pino Jodice,che ne è il vero responsabile oltre che l’autore di spicco,vanta un pianismo di fortwe inpulso, tyneriano nell’anima più che nella forma; Pirozzi e Pietro Iodice formano una ritmica compatta e propulsiva, vero motore di questa musica allo stesso tempo pensata e selvaggia

VITTORIO LO CONTE - ALL ABOUT JAZZ

Il trio del pianista romano Pino Iodice è attivo da lungo tempo. Adesso con il supporto di due ospiti d'eccezione, Tommy Smith e Dick Oatts, pubblica un progetto di grande impatto grazie ad una ritmica che funziona perfettamente e all'inserimento dei due ospiti che avviene senza sforzo alcuno: il loro è uno scambio non solo musicale ma anche umano, in cui si riescono a mettere a punto degli equilibri sorprendenti. La beatlesiana “Eleanor Rigby” è sicuramente una bella canzone ma nelle mani di questi musicisti diventa uno stupendo brano di jazz, che quasi meriterebbe di entrare fra gli standards. Le altre composizioni, alcune portate dagli ospiti, altre scritte dal leader sono anch'esse di alto livello. Creano un'atmosfera speciale, senza che il disco prenda direzioni improvvise in un senso o nell'altro, secondo i gusti dell'autore. Tommy Smith, ritornato in Scozia dopo gli anni passati a New York (e le incisioni per la Blue Note) si rivela un solista prezioso, così come Dick Oatts, ambedue molto sensibili nell'interpretazione dei brani di Iodice, fra cui il riuscito “High Tension” di apertura. Pure loro danno un bel contributo - “Tree of Knowledge” dalla penna di Tommy Smith, “In Passing” di Dick Oatts - mettendo insieme un bell'equilibrio fra mente e cuore, fra dinamicità virtuosistica ed espressione, sfuggendo alla tentazione di fare affondare il tutto in una jam session più o meno riuscita. Una collaborazione ed un progetto riusciti.

GIUSEPPE MAVILLA - JAZZITALIA

E' gradevole imbattersi all'ascolto di "High Tension", cd del Pj5et Special Project quintetto capitanato dal pianista Pino Iodice con Luca Pirozzi al contrabbasso e Pietro Iodice alla batteria e soprattutto con due ospiti illustri ai sax, Dick Oatts all'alto e Tommy Smith al tenore. Non un must, ma un buon prodotto che sicuramente si distingue tra le numerose produzioni discografiche che si fregiano dell'etichetta jazz ma che spessissimo si confondono tra loro per l'eccessiva standardizzazione che li contraddistingue. Undici composizioni originali firmate un po' da tutti i componenti del quintetto ad eccezione di Pietro Iodice, con l'aggiunta del reprise della famosa Eleanor Rigby, di beatlesiana memoria, costituiscono le selezioni contenute nel cd e tutte quante restituiscono appieno il senso del progetto, indubbiamente molto partecipato ed intenso, anche a giudicare dalle note contenute all'interno della copertina del cd. Note che sono a firma dell'artefice del progetto stesso, Pino Iodice, che descrive l'essenza di ogni brano e ciò che lo ha ispirato dando anche notevole evidenza all'apporto che i due musicisti ospiti, Oatts e Smith, hanno aggiunto alla sua maturazione professionale. Il sound è intriso di varie influenze sempre comunque in ambito jazzistico e contraddistinto proprio da quell'alta tensione che ha titolato l'album e che percorre le tracce più movimentate dove la passione viscerale che il quintetto riversa nell'esecuzione dei brani è l'elemento coinvolgente. Primario in tal senso è il ruolo dei due fiati, vere e proprie voci del quintetto che scorazzano il lungo e largo da un brano all'altro incrociando l'altrettanto teso e vibrante pianoforte di Iodice. La sezione ritmica fornisce poi completamento al tutto mostrandosi totalmente adeguata e pronta a rispondere ad ogni necessità di supporto. Tra i brani, da segnalare l'iniziale High Tension, la singolare, in relazione alle altre, Tree Knowledge, l'intensa, Song for Alex, dedicata da Pino Iodice al figlio Alessandro, Doctor Smith And Mister Oatts, che suggella la collaborazione con i due musicisti ospiti e l'avvolgente, In Passing.

FABIO CIMINIERA - JAZZ CONVENTION

Manca l'orchestra ma non viene meno l'atteggiamento orchestrale di Pino Iodice: questo potrebbe essere, in estrema sintesi, uno degli aspetti più essenziali di High Tension, lavoro che vede coinvolti i fratelli Iodice con Luca Pirozzi al contrabbasso e, come solisti, i due sassofonisti lo statunitense Dick Oatts e lo scozzese Tommy Smith. 
Il disegno generale di High Tension, infatti, sembra contenere e prevedere gli spazi per un organico largo e, soprattutto nello sviluppo dei temi, quasi ci si aspetta di sentir comparire sezioni di fiati, pronte ad intervenire nelle strutture articolate e fluide della musica proposta. Un quintetto solido e ben congegnato: per quanto sul disco vengano presentati come ospiti, l'abnegazione di Oatts e Smith spinge in avanti il lavoro e va sottolineata per il contributo importante portato sia come interpreti che come compositori, ciascuno con due brani. 
Nel corso del lavoro, la scrittura e l'arrangiamento dei brani non sono mai banali. Oltre all'illusione orchestrale, si coglie anche la precisa definizione di temi e strutture: gli interventi e i ruoli drammatici degli strumenti incalzano l'ascoltatore e sono gestiti con estrema cura; gli obbligati, le sezioni di collegamento tra le diverse parti dei brani e le sovrapposizioni degli strumenti concorrono sia allo sviluppo emotivo che alle necessità musicali. 
Il risultato è in undici brani di grande intensità, felice unione di marchingegni sonori e interpretazione: elementi disposti in modo organico e organizzato mettono i cinque in grado di esprimersi ad alto livello in ogni contesto dinamico e la disponibilità dei musicisti permette di sostenere e far fruttare al meglio un incontro sonoro certamente non usuale, come quello di sax alto e tenore. Oatts e Smith si prestano con gusto al discorso orchestrale messo in gioco da Pino Iodice: intervengono spesso nel punteggiare assoli e passaggi, nel fornire sponde e contrappunti nello svolgimento dei temi, nel creare le tensioni e gli spazi per l'ingresso dei musicisti, proprio come farebbe una sezione. 
Pino Iodice, Luca Pirozzi e Pietro Iodice costituiscono la ritmica della PMJO, l'Orchestra Jazz dell'Auditorium di Roma, e questo garantisce un affiatamento intenso e un allenamento, pressoché ininterrotto, al lavoro orchestrale, sia in fase di arrangiamento che di approccio e di predisposizione mentale: la spinta e il drive della musica diventano una patrimonio sempre a disposizione della formazione e, a seconda dei casi, si trasforma in forza esplosiva e sostegno delicato. In ogni circostanza, però, un insieme compatto e inscindibile, capace di dialogare con i solisti, di aprire scenari e ampliare le possibilità espressive dei brani. Undici tracce articolate e mai scontate, veicolo efficace per gli assolo e per la grande dedizione di tutto il quintetto nell'assecondare e nell'utilizzare la macchina sonora di High Tension. Al lavoro di arrangiamento, leggero ed elegante, si unisce la ricerca di soluzioni interessanti per ogni brano e l'intenzione di dare uno sviluppo lineare al filo del discorso. Una costruzione ardita ma mai barocca che permette, ad esempio, di giocare con un brano celeberrimo come Eleanor Rigby, creando, in modo estremamente raffinato, sospensione e sorpresa sulle note dei Beatles. 

GIULIANA SOSCIA & PINO JODICE DUET  - “SONATA PER LUNA CRESCENTE”  JAZZ FOR TWO KEYBOARDS -  BLOGFOOLK MAGAZINE  - SALVATORE ESPOSITO -  08/01/2014

Nell’arco temporale di sei anni, l’intensa collaborazione artistica tra la fisarmonicista Giuliana Soscia e il pianista Pino Jodice ha fruttato una serie di dischi preziosi come il pregevole "Il Tango da Napoli a Buenos Aires", "Latitango", il sorprendente "Il Viaggio di Sindbad", in cui hanno esplorato la contaminazione tra jazz e musica araba con la complicità del maestro di oud iracheno Raed Khoshaba e il più recente "Contemporary". Un percorso artistico importante, compiuto fianco a fianco, che ha condotto il duo verso una intesa sempre più solida, in grado di muoversi con agilità tra i territori della contaminazione sonora, e quelli della ricerca. Non ci sorprende, dunque, ritrovarli alle prese con questo nuovo progetto “Sonata Per Luna Crescente”, disco in duo, che a differenza dei precedenti prove in quartetto, questa volta li vede lavorare per sottrazione, mirando all’esaltazione dell’essenzialità dei suoni di pianoforte e fisarmonica. Ispirato all'omonima opera del pittore Normanno Soscia, che si è a sua volta ispirato alla stessa Giuliana Soscia in alcuni suoi lavori pittorici, nuovo album è la cristallizzazione del loro inconfondibile stile, che mira ad esaltare le caratteristiche timbrico-espressive dei rispettivi strumenti attraverso un interplay molto intenso, che evidenzia le loro qualità improvvisative e virtuosistiche. Entrambi, infatti, vantano un lungo percorso artistico alle spalle, e sono accomunati dalla medesima visione della musica e della composizione, e non è un caso che insieme siano stati tra i protagonisti con i loro arrangiamenti e la loro esecuzione in chiave jazz dell'opera “Memento/Momento per Sergio Bruni” curata dal maestro Roberto De Simone. Gli otto brani del disco evidenziano come la loro attitudine all’improvvisazione non sia studiata a tavolino, ma piuttosto proceda in parallelo rispetto alla composizione, ed esalti l’incontro tra le sonorità del pianoforte e della fisarmonica. Non è casuale, infatti, che come sottotitolo sia stato scelto in modo eloquente “jazz per due tastiere”, in quanto entrambi i loro strumenti di elezione sono accomunati dalla possibilità di gestire melodia, armonia ed approccio ritmico, il tutto condito da una osmosi creativa davvero sorprendente, che gli consente di spaziare con agilità dalle sonorità del tango a quelle del jazz, alla sperimentazione sonora, fino a toccare spaccati più intimi e riflessivi. Laddove nell’interplay viene esaltato l’impatto lirico della fisarmonica, il pianoforte si inserisce nel cesellare con eleganza gli spaccati melodici, ma è nell’apertura verso le sonorità del mediterraneo che risiede la radice della sperimentazione di Soscia e Jodice, i quali vi attingono alla ricerca di un linguaggio sonoro originale, riuscendovi in modo sorprendente. Così anche le aperture ai virtuosismi, laddove presenti, diventano l’occasione non per uno sfoggio tecnico fine a se stesso ma piuttosto una marcia in più, segno evidente di una creatività viva e di una capacità di dialogo musicale, davvero sorprendente. Basta ascoltare brani come “Contemporary Tango”, o la superba “A Different Way” o ancora la conclusiva “Giuly” per comprendere quale sia l’affresco sonoro dipinto da Giuliana Soscia e Pino Jodice, che con questo disco hanno senza dubbio realizzato la loro opera più compiuta ed intensa, sotto il profilo compositivo, artistico e creativo. 

GIULIANA SOSCIA & PINO JODICE DUET  - “SONATA PER LUNA CRESCENTE”  JAZZ FOR TWO KEYBOARDS -  Jazz Convention  - FABIO CIMINIERA -  04/10/2013

Sonata per luna crescente prosegue - questa volta in duo - il percorso del sodalizio musicale tra Giuliana Soscia e Pino Jodice. E, come nelle diverse prove in quartetto, l'obiettivo dei due musicisti è unire scrittura, potenzialità jazzistiche della fisarmonica, slancio interpretativo, influenze mediterranee e colte. Negli otto brani del disco, Soscia e Jodice dispongono i vari ingredienti in modo da far convergere i vari riferimenti in primo luogo nella composizione dei temi. E di conseguenza vengono le improvvisazioni, gestite in maniera "compositiva", vale a dire pensate e costruite con l'attenzione al rispetto della scrittura, come sviluppo immediato di quanto proposto dai temi. Altro aspetto importante è l'incontro delle sonorità e delle peculiarità dei due strumenti. Jazz per due tastiere recita il sottotitolo del lavoro e pianoforte e fisarmonica sono accomunati dalla possibilità di gestire al contempo armonia e melodia, oltre naturalmente all'approccio ritmico, e l'abile applicazione di scrittura e arrangiamento, la conoscenza reciproca e l'attenzione a lasciare spazio alle frasi dell'altro diventano necessari per non creare confusioni e ridondanze: pur non giocando in sottrazione, Soscia e Jodice riescono a trovare le chiavi per dare respiro alla musica e fare emergere le tante anime dell'incontro tra fisarmonica e pianoforte. Perchè, al contrario, pur avendo molti punti in comune, i due strumenti hanno anche caratteristiche diverse sfruttate in modo efficace dal duo nelle atmosfere che contraddistinguono i brani: e così si passa dal tango al jazz, dalla ballad più intima e riflessiva alla visione orchestrale capace di coinvolgere in maniera totale la voce e la forza espressiva di fisarmonica e pianoforte. La fisarmonica, come abbiamo detto molte volte, deve ancora esplorare il suo lato jazzistico: il tragitto condotto dagli anni da Soscia e Jodice ne mette in luce, per mezzo di una prospettiva trasversale e capace di accogliere intenzioni non immediatamente accostabili tra loro, alcuni potenziali evoluzioni. In prima istanza, l'intreccio con le tematiche mediterranee e con la composizione ,come si diceva sopra. Il percorso classico di Soscia e la visione del jazz di Jodice, rinomato come arrangiatore e direttore di ensemble larghi, si pongono come terreno di coltura per una ricerca attenta alla melodia e alla tradizione, quanto alla possibilità di scaturire reazioni con altri linguaggi. Il fraseggio che anima i brani, ad esempio, porta accenti non sempre o non necessariamente jazzistici e, così, introduce nel discorso ulteriori elementi; il dialogo è il frutto di una stratificazione ponderata, di un lavorio continuo che percorre le varie incisioni e le esibizioni dal vivo, condotto senza strappi e capace di riprendere e lasciar fluire le esperienza già attraversate. Scrittura e arrangiamento rimangono chiavi fondamentali per non lasciare che il virtuosismo provochi sovrapposizioni tra i due strumenti o per condurre in maniera discorsiva la trama delle varie suggestioni proposte dai brani, la sensibilità degli interpreti coglie l'aspetto più lirico e fa si che tutto il lavoro non diventi la ricerca di una dimostrazione o l'affermazione sterile di un manifesto.

GIULIANA SOSCIA & PINO JODICE QUARTET  - “IL VIAGGIO DI SINDBAD” BLOGFOOLK - SALVATORE ESPOSITO - DICEMBRE 2012

Da sempre attenti alla ricerca sonora in chiave jazz del dialogo tra le diverse tradizioni musicali, Giuliana Soscia e Pino Jodice, in questi anni hanno pubblicato diversi progetti artistici di grande pregio, come l’apprezzato “Il Tango da Napoli a Buenos Aires" del 2008 e il più recente “Contemporary”, che hanno messo ben in evidenza la loro concezione del jazz, come musica in continuo movimento. Dopo il fascinoso viaggio sonoro tra Napoli a Buenos Aires sulle note del tango rilette in chiave jazz, li ritroviamo alle prese con “Il Viaggio Di Sinbad”, disco che raccoglie dodici brani inediti in cui esplorano i legami quasi invisibili che tengono insieme due mondi musicali solo in apparenza differenti, come quello arabo e quello occidentale. Ponendo a confronto il linguaggio jazz e il maqam, il sistema dei modi melodici della musica araba, i due musicisti napoletani hanno dato vita ad una interessante sperimentazione sonora sulle strutture melodiche, che si sviluppa attraverso un continuo dialogo tra gli strumenti temperati, ovvero pianoforte e fisarmonica, che con i loro riverberi naturali inseguono, si accostano e si amalgamano con i sinuosi melismi degli strumenti fretless, come oud, che utilizza invece distanze tra le note anche di un quarto di tono e tre quarti di tono. Supportati magistralmente dall’impeccabile sezione ritmica composta da Aldo Vigorito (contrabbasso) e Giuseppe La Pusata (batteria), Giuliana Soscia (fisarmonica) e Pino Jodice (piano) hanno dato vita così ad un brillante dialogo sonoro con il musicista iracheno Raed Khoshaba all’oud, nel quale la loro concezione orchestrale dell’approccio jazz diventata il territorio comune per confrontarsi e far emergere una matrice sonora unica, come base per l’esplorazione di nuove sonorità. Il risultato è, dunque, un suono world-jazz che vede le composizioni dei due musicisti napoletani, intrise di melodie tipicamente europee, riflettersi nei colori delle sonorità orientali dei brani firmati da Raed Khoshaba. A rendere ancor più particolare il tutto c’è anche la scelta ben precisa di scrivere l’intera partitura tenendo partendo da un equilibrio perfetto tra la contemporaneità dei suoni jazz e la ricerca etnica, su cui si muove l’interplay degli strumenti solisti attraverso ampi spazi dedicati all’improvvisazione. Durante l’ascolto brillano così brani come la splendida “Al Israa Ila Al Salaam” firmata da Jodice, la suggestiva “Bloodshed” di Giuliana Soscia che rievoca il sangue versato da quanti durante la Primavera Araba si sono opposti ai regimi dittatoriali, ma soprattuto “La Grande Madre” in cui si mescolano suggestioni mediterranee, argentine, orientali che racchiudono e sintetizzano il percorso compiuto sin ora da Giuliana Soscia e Pino Jodice. “Il Viaggio Di Sinbad” è dunque la testimonianza di come un incontro tra due popoli e due culture possa essere la base per una importante opportunità non solo di interscambio, ma anche e soprattutto di crescita e diffusione delle rispettive identità.

GIULIANA SOSCIA & PINO JODICE QUARTET  - “IL VIAGGIO DI SINDBAD” JAZZ CONVENTION - FABIO CIMINIERA  - NOVEMBRE 2012  

 Il viaggio di Sindbad è un disco di incontri e di ritorni. L'incontro del quartetto guidato da Giuliana Soscia e Pino Jodice con i suoni e i linguaggi musicali del Medio Oriente si è sviluppato negli anni in diversi concerti realizzati tra l'Italia e l'Iraq insieme a musicisti come gli oudisti Raed Khoshaba e Naseer Shamma e il sassofonista scozzese Tommy Smith. Il senso del dialogo tra musicisti è mettere in evidenza come le radici comuni dei vari linguaggi possano ancora dare vita a intersezioni fertili di nuove potenzialità attraverso composizioni, utilizzo degli strumenti, trame e stratificazioni. In primo luogo l'accostamento di strumenti temperati, come pianoforte e fisarmonica, e di strumenti fretless, come oud e contrabbasso, che possono andare ad intercettare i suoni intermedi tra una nota e la successiva. Questa differenza diventa spunto per la ricerca onora del quintetto, per il gioco innescato tra le linee seguite dagli interpreti. La fisarmonica con il mantice e il pianoforte con i suoi riverberi naturali cercano di accostarsi alle linee sinuose di oud e contrabbasso, alla fluidità e ai melismi espressi dalle loro voci. I codici linguistici messi a confronto diretto, le abitudini sonore - sia nell'ascolto che nell'esecuzione - legate a strumenti e vocabolari rivelano un ampio terreno di possibili incontri e ritorni sonori. La melodia è il centro di questo dialogo e, va sottolineato, la melodia nelle sue varie esternazioni. In primo luogo come canto e, in particolare, nella ricerca espressiva basata sulle modalità sia nella maniera intesa dal jazz che in quella intesa dal maqam, vale a dire il sistema dei modi melodici della musica araba. Il viaggio di Sindbad dimostra come queste anime musicali siano capaci di interagire e trasportare l'ascoltatore a contatto con suggestioni provenienti da territori distanti nello spazio, ma molto meno nelle intenzioni sonore: ne La Grande Madre gli accenti mediterranei, argentini, orientali, classici, arabi si miscelano in una maniera talmente naturale da rendere palese la dimostrazione del percorso seguito da Soscia, Jodice, Vigorito, La Pusata e Khoshaba. Si può aggiungere come tassello, importante e foriero di ulteriori sviluppi, una certa deriva libera che porta al lavoro la possibilità di offrire nuove prospettive, scaturite in maniera informale dall'interpretazione dei singoli musicisti. Nei lavori pubblicati di recente, il quartetto aveva cercato un ponte sonoro tra Napoli e Buenos Aires, tra tango e tradizioni dell'Italia Meridionale. Da quel percorso, Pino Jodice e Giuliana Soscia portano in questo progetto, sviluppato in parallelo, la concezione orchestrale della musica e la necessita di portare alla luce legami tra mondi sonori solo in apparenza distinti. I continui ritorni delle varie anime si muovono in continuo equilibrio tra composizione e trasporto, tra emisfero emotivo e costruzione lucida dirige in maniera efficace i musicisti e rende filante e sempre siginficativo l'andamento dei brani e le scelte della formazione.

 “MUSICA JAZZ” SETTEMBRE 2012 - PIACENTINOGIULIANA SOSCIA & PINO JODICE QUARTET - “CONTEMPORARY” -

Si comincia con una potenza sonora da concerto rock. Il primo brano, infatti, è una specie di deflagrazione che poi si comunica in vario modo anche a quelli successivi; e tutti quanti sorprendono per l’energia che il quartetto sa liberare. In questo senso vengono anche in mente Cecil Taylor e l’Archie Shepp di metà anni Sessanta, sebbene quella di Soscia e Jodice non sia musica free, se non occasionalmente, ma anzi possieda una struttura di cemento armato, all’interno della quale viene sperimentata una singolare contaminazione delle più svariate esperienze: si avvertono dentro Piazzolla (da sempre punto di riferimento del sodalizio tra i due leader) e il ragtime, McCoy Tyner, la fusion di Chick Corea e perfino Luciano Berio, di cui è presentato un brano a chiusura del disco. 
Non ci si aspetta, inoltre, di ascoltare la fisarmonica nettamente al di fuori del recinto folklorico al quale è generalmente associata. I due ritmi sostengono egregiamente. In definitiva, un cd che non si esaurisce nella sua originalità ma poggia su basi solidissime

“BLOGFOOLK” GIUGNO 2012 SALVATORE ESPOSITOGIULIANA SOSCIA & PINO JODICE QUARTET - “CONTEMPORARY”

-Attivi ormai da qualche anno, in coppia ed alla guida del loro ormai famoso quartetto, Giuliana Soscia e Pino Jodice sono, senza dubbio, tra i più apprezzati musicisti della scena jazz italiana. Entrambi infatti vantano un prestigioso curriculum artistico, con la Soscia, ben nota per essere una delle poche fisarmoniciste jazz donne al mondo, e Jodice, che in carriera vanta ben nove premi internazionali di composizione ed arrangiamento per orchestra jazz. Sin dal loro debutto discografico Latitango del 2008 abbiamo avuto modo di assitere ad un vero e proprio viaggio attraverso la contaminazione tra il tango e il jazz culminato nello splendido Il Tango da Napoli a Buenos Aires del 2010. A due anni di distanza da quest’ultimo, il loro percorso artistico comune si è arricchito, di recente, di un nuovo progetto, ContemporaryNato da un’idea di Giuliana Soscia e successivamente sviluppato con Pino Jodice, il disco raccoglie sette composizioni originali, più uno splendido omaggio a Luciano Berio del quale riprendono Wasserklavier. Durante l’ascolto si percepisce chiaramente come i due musicisti, in questo disco, partendo dalla sperimentazione abbiano cercato di far dialogare due culture musicali differenti ovvero quella classica contemporanea e quella jazz, fino ad annullare i confini che le separano. Un disco di ricerca a tutto tondo, insomma, nel quale la Soscia e Jodice hanno posto grande attenzione a timbriche, melodie ed armonie, supportati magistralmente dall’ottima sezione ritmica composta da Aldo Vigorito (contrabbasso), e Giuseppe La Pusata (batteria). Al centro della melodia c’è ovviamente la fisarmonica, che quasi magicamente si trasforma da strumento popolare ed etnico in strumento colto, dando vita ad un perfetto interplay con il pianoforte nel quale ogni nota è cesellata con cura, e si inserisce in una visione musicale quasi orchestrale. Brillano così brani come Contemporary Time, Contemporary Angels e Contemporary World, il cui fascino nasce dalla loro particolare e complessa archiettutura compositiva e dagli arrangiamenti, che mirano a valorizzare la libertà e la spontaneità non solo nell’esecuzione ma anche nell’improvvisazione. Contemporary è, dunque, un disco prezioso nel quale si apprezza a pieno tutto il talento musicale della Soscia e di Jodice, ma attendiamo con ansia anche l’uscita del disco The First Voyage of Sindbad, inciso con la partecipazione straordinaria dell’iracheno Raed Khoshaba all’oud e che promette certamente nuove sorprese sonore.  

STRUMENTI & MUSICA - GIANLUCA BIBIANI -  21 AGOSTO 2012COUPE MONDIALE DI FISARMONICA - TEATRO NUOVO G.MENOTTI - SPOLETO..

.È stata poi la volta del “Giuliana Soscia&Pino Jodice duet”, musicisti di chiara fama internazionale e noti al grande pubblico per essersi esibiti nei teatri più prestigiosi del mondo, nonché trasmessi ripetutamente anche dalle reti televisive. L’uno docente della cattedra di Composizione Jazz presso il Conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino e “funanbolo” del pianoforte, l’altra fisarmonicista raffinata nell’interpretazione e nell’improvvisazione, insieme costituiscono un binomio di livello assoluto. I brani che hanno eseguito sono stati: Antiche Pietre (composizione di Giuliana Soscia), Migration (composizione di Giuliana Soscia/Pino Jodice), Camorra III (composizione di Astor Piazzolla/arrangiamento di Pino Jodice), Libertango (composizione di Astor Piazzolla/arrangiamento di Giuliana Soscia), Freedom Tango (composizione di Pino Jodice)

 “Musica Jazz”  novembre 2010 di  MalettoGiuliana Soscia & Pino Jodice  Quartet – CD “ Il Tango da Napoli a Buenos Aires”

Da quattro anni l’Italian Tango Quartet di Soscia & Jodice persegue il filone del jazz all’argentina , ed ecco ora, al terzo disco, il colpo d’ala: creare una parentela tra il tango e la musica di Napoli. Del resto Jodice viene da lì, ha lavorato con Roberto De Simone, così proprio ad apreire è proprio una suite La gatta Cenerentola del celebre compositore, seguita da un pezzo di Libero Bovio, più tre dei leader stessi. L’operazione convince, non tanto per l’insolita miscela di ispirazioni e stili (il jazz si è ormai mostrato capace di assimilare qualsiasi nutrimento), quanto per la bravura degli artefici, capaci di impossessarsi delle insite melodie e di svolgerle come in un racconto. Squisita in particolare è la fisarmonica di una delle (non poche) brave musiciste che aiutano a crescere il nostro jazz. I quattro ultimi brani sviluppano temi di Astor Piazzolla, da sempre un nume tutelare del quartetto e ancora una volta servito con finezza.“Animajazz” – Pisa di Bruno Pollacci“Giuliana Soscia & Pino Jodice Quartet” concerto del “Lucca Jazz Donna “2010.LUCCA JAZZ DONNA:IL BRIVIDO DELLA GRANDIOSITA' CREATIVA DELLA MUSICA.Un finale di altissimo rilievo artistico, quello che ci ha offerto il “LUCCA JAZZ DONNA” Festival, capace di proporre una penultima serata con quella che senza ombra di dubbio possiamo considerare tra i/le più prestigiosi/e fisarmonicisti/e Jazz d'Italia: GIULIANA SOSCIA,la quale,con il grandissimo pianista co-leader PINO IODICE, ed i validissimi Aldo Vigorito al contrabbasso e Giuseppe La Pusata alla batteria, ci ha affascinati per grandiosità tecnica e intensità espressiva. Un gruppo di alta qualità che ci ha fatto vivere il senso della meraviglia e del piacere puro della musica, con performances personali e di gruppo a livelli decisamente “mondiali”…“Critica di Musica Classica” 21 settembre 2010 di Marco del Vaglio

Giuliana Soscia Tango Sextet concerto del 18 settembre Villa Pignatelli NapoliLe sonorità avvolgenti del Giuliana Soscia Tango SextetLa grande fisarmonicista con il quintetto di archi dell’Orchestra Giuseppe Tartini ha proposto una serie di brani incentrati sui ritmi argentiniGraditissimo ritorno a Napoli di Giuliana Soscia,fisarmonicista di caratura internazionale, che si è presentata, nell’ambito della rassegna “Estate nei Musei”con un quintetto d’archi formato da Antonio Cipriani (direttore musicale della compagine e primo violino),Giovanni Panascia (violino), Nicoletta Pignataro (viola),Virginia Fiorini (violoncello) e Tiberio Di Fiori (contrabbasso), tutti solisti dell’Orchestra Giuseppe Tartini, importante realtà di Latina. La serata, svoltasi nella veranda neoclassica di Villa Pignatelli, nell’ambito della rassegna “Estae nei Musei”,ha avuto inizio con Antiche Pietre, brano composto dalla Soscia e appartenente all’omonimo cd pubblicato nel 2009. Si è poi passati a Las Cuatro Estaciones Porteñas di Piazzolla (lavoro molto noto, ma che raramente si ascolta nella sua interezza), in una particolare versione curata dal pianista e compositore jazz Pino Jodice (presente in mezzo al pubblico), che suona e collabora da diversi anni con la Soscia. A tal proposito, dall’arrangiamento si evinceva come Piazzolla possa essere considerato uno dei maggiori autori del Novecento, per cui risulta oltremodo riduttivo ricordarlo esclusivamente per i pezzi, indubbiamente interessanti, capaci di adattare i ritmi popolari argentini al gusto europeo. Dopo un breve intervallo è stata la volta di Freedom Tango di Jodice, ispirato al celeberrimo Libertango di Piazzolla, seguito da Ricordando Buenos Aires di Giuliana Soscia, tratto dal recentissimo cd “Il Tango da Napoli a Buenos Aires”, inciso per l’Alfa Music insieme a Pino Jodice (pianoforte), Aldo Vigorito (contrabbasso) e Giuseppe La Pusata (batteria). Nuova incursione nel repertorio di Piazzolla, prima con Vayamos al Diablo, poi con il conclusivo Tres Minutos con la Realidad, che confermavano quanto abbiamo in precedenza affermato riguardo al contributo dell’autore argentino alla musica del secolo scorso, mentre fra i due pezzi veniva eseguito The Last Station di Jodice, brano vincitore del concorso “2 Agosto 2001”, bandito in ricordo della strage di Bologna. Per quanto riguarda gli interpreti, Giuliana Soscia ha dato vita, con le sue sonorità piene ed avvolgenti, ad un’altra straordinaria esibizione, ben sostenuta da un ottimo quintetto d’archi, al quale era richiesto l’improbo compito, svolto magistralmente, di sostituire quegli strumenti (pianoforte, contrabbasso e batteria), che nelle partiture originali accompagnano la fisarmonica. Nel complesso un bellissimo concerto, ricco di forti suggestioni, che hanno trascinato il pubblico, accorso numeroso nonostante una serata contraddistinta da una esagerata serie di eventi musicali concomitanti.

 “All About Jazz” giugno 2011 di Roberto PaviglianitiGiuliana Soscia & Pino Jodice  Quartet – CD “ Il Tango da Napoli a Buenos Aires”

C'è del feeling tra Napoli e Buenos Aires. Nato da punti di congiunzione evidenti: la gente che le abita e le loro usanze, le sofferenze e la musica che le inebria. Intensa, pregna di significati, ricca di tradizione su entrambi i versanti. Continuando il discorso intrapreso con Latitango e Antiche Pietre Giuliana Soscia e Pino Jodice hanno voluto evidenziare questo aspetto insieme al loro Italian Tango Quartet, unendo sotto l'idioma del jazz le movenze imprescindibili del tango e i ritmi partenopei. Ne è scaturito questo interessante Il tango da Napoli a Buenos Aires, che racchiude quattro splendide rivisitazioni della materia musicale di Astor Piazzolla, tra le quali una toccante "Oblivion," alcuni brani autografi votati a un mood pieno di nostalgia e l'iniziale "Suite Napoli antica," punto di forza dell'intero lavoro: dieci minuti meritevoli di applausi a scena aperta, perché strutturati in maniera intelligente su alcuni spartiti firmati da Roberto De Simone, dove si può apprezzare la caratura espressiva del quartetto, capace di cambiare versante - dallo swing alla tarantella - con esuberanza e precisione. Il tango è oggi di moda, ma qui siamo di fronte a un'espressione di cultura popolare elevata all'ennesima potenza, poco cool e molto verace

.Tango a 442 hertz di Giorgio Camaioni“Giuliana Soscia & Pino Jodice Quartet” concerto 14. 01. 2011 CottonJazzClub – Palafolli- Ascoli Piceno

Presentando il concerto col consueto asciutto garbo, Sergio D’Auria senza volerlo ci mette su un’aspettativa non esattamente da jazz club: una serata ispirata al ritmo che lega Napoli a Buenos Aires, il tango. Aggiungi che siamo in parecchi a non conoscere il quartetto di Giuliana Soscia e per pigrizia non ci siamo neanche “preparati” a leggere qualcosa. E’ che ci fidiamo. La fiammante entrata in scena di Giuliana, prima ancora di catturarci musicalmente, così ci sorprende e ci affascina. Ma subito tutto è diverso dall’idea frettolosa che c’eravamo fatti, tanto che alle prime note restiamo infossati nelle poltroncine come capita, dimenticando di accoccolarci alla ricerca della posizione più comoda. Tango, è tango. Ma con ritmo binario sempre sostenutissimo, con semibiscrome che si fanno più che in quattro, arroventando le ghise e gli acciai del “pianoforte a coda lunga, nero”. Con le lunghe dita di Giuliana che governano le tastiere (non alla francese, non all’italiana, non all’argentina) della regale “Victoria” come un’orchestra. Con gli altri due musicisti – contrabbasso e batteria – che dopo un paio di pezzi mascherati da turnisti esplodono, anche come solisti, in fantasie impensabili. “Sfida” continua di suoni e ritmi (camorra 1 – 2 – 3, nulla di “delinquenziale” ovvio), pur in esecuzioni chiaramente riconoscibili di Piazzolla e (un po’ meno riconoscibili, per nostra ignoranza) di Roberto De Simone. Mica roba da tangherìe turistiche. Perfino arie rinascimentali in chiave tango, oltre a Libertango in 5/4 (!) e Pino Jodice arrangiatore-autore-direttore-esecutore di pezzi gustosi e travolgenti, specie sulla sezione bassi del pianoforte [che alla fine dovranno mandarlo in officina per l’assistenza…]. Giuliana Soscia con la fisarmonica entusiasma (e intimidisce) anche i fabbricanti “Victoria” di Castelfidardo, sistemati a centro platea. E quando per un po’ passa lei al pianoforte – con Pino Jodice alle prese di una buffa fisarmonica a fiato – capisci pure che quello non è il suo “secondo strumento”. Ecco una serata di alto jazz (in regola con le tradizioni del CottonJazzClub), con la scusa del tango. Una serata di nebbia (fuori) ma di luminosità ardente al Palafolli. Una serata con “alte” vibrazioni: infatti – qualcuno ce lo conferma, ma si intuiva da non so che – i quattro strumenti sono stati accordati più in alto. Su base LA [A] 442 hertz, invece dei canonici 440. Magie dell’accordatura manuale su misura, quando i più s’adagiano sullo standard affidando alla scatoletta digitale i matematici misteri che regolano i suoni. Mi rivela un caro amico [ex cantante di musica colta] che non a caso 442              (e non 440) è la frequenza di risonanza a cui vibra la nostra ghiandola pineale, situata nel cranio vicino agli occhi… proprio dalle parti del “terzo occhio” degli indiani al centro della fronte… e il mistero si complica. Comunque il tango, anzi il tango-jazz, a 442 hertz funziona, e come! 16. 01.. ’11 PGC

“Jazz Convention” 11 Aprile 2011 Di  Fabio CiminieraDa Napoli a Buenos Aires. Soscia-Jodice Quartet concerto Città Sant'Angelo, Teatro Comunale. 25.3.2011

Il percorso da Napoli a Buenos Aires nel concerto del quartetto guidato da Giuliana Soscia e Pino Jodice attraversa, a suon di jazz, tanghi e romanze. In primo luogo gli autori di riferimento: Astor Piazzolla, per la sponda argentina, e De Simone, Bovio e Cannio, per la parte napoletana. Naturalmente arrangiamenti e interpretazioni tengono conto di entrambi i mondi sonori: cosa che viene ulteriormente enfatizzata nei brani originali proposti nel concerto e dall'impasto timbrico proprio degli strumenti Il punto focale del progetto è costituito dal lavoro operato in sede di arrangiamento e organizzazione generale dei suoni. L'incontro tra fisarmonica e pianoforte, strumenti in potenza portati a sovrapporsi, impone una suddivisione di compiti e di spazi ben equilibrata. Gli arrangiamenti curati da Pino Jodice sono estremamente attenti a non perdere di vista nessun tassello e, anzi, ad esaltare ogni possibilità. I brani mantengono così l'anima languida del tango e delle romanze, la ritmica appassionata e la forza delle melodie, l'incontro tra pagina scritta e improvvisazione. Le scelte operate sul repertorio - sia nella scrittura che nell'arrangiamento e nell'esecuzione - tengono conto, all'interno dei vari brani, delle tante influenze e danno corpo a una musica aperta alla sintesi tra gli elementi tipici del tango, della canzone napoletana e del jazz. La lettura di ciascun genere si lascia accentare da suggestioni provenienti da altri contesti - il mondo classico, ad esempio - per arricchire nota dopo nota il bagaglio del quartetto: Napoli e Buenos Aires sono città di mare, porti dove i popoli si sono incontrati e scontrati per millenni e, in qualche modo, la musica del quartetto ripropone le atmosfere aperte e sempre ricche degli incroci di civiltà. La musica corre in equilibrio tra l'impasto timbrico e il vigore delle improvvisazioni, tra la capacità espressiva e la profonda conoscenza dei quattro delle radici musicali alla base del discorso. La fisarmonica si muove come uno strumento a fiato libero di sottolineare e ribadire le armonie dei brani quando necessario e, soprattutto, rivolto a disegnare ed interpretare i colori dei brani. La Pusata e Vigorito costituiscono una ritmica affiatata e perfettamente a proprio agio con le direzioni musicali del repertorio: impeto e lirismo vengono dosati attraverso archetti e tamburi, mallets e frasi ostinate di contrabbasso. Il pianoforte di Pino Jodice, infine, mette in luce la visione orchestrale attraverso uno stile di volta in volta impetuoso, lirico, narrativo, trascinante, capace di disciplina, attento a dialogare con i compagni di palco. Un quartetto ben assortito e organizzato con gusto per una visione decisamente suggestiva delle possibilità del jazz di oggi, vale a dire la sintesi - attraverso la pratica del jazz e dell'improvvisazione, attraverso una scrittura ragionata e calibrata sulle potenzialità e sulle peculiarità della formazione - tra tradizioni popolari e sensibilità attuali. 

 “JazzColo[u]rs” - Gennaio 2011 di Marco MaimeriGiuliana Soscia & Pino Jodice  Quartet – CD “Il Tango da Napoli a Buenos Aires”

L’omaggio comprende una suite di brani di Roberto De Simone, tratti dall’opera teatrale “La Gatta Cenerentola”, un tributo a LiberoBovio e quattro composizioni di Astor Piazzolla. In mezzo, un trio di pezzi scritti da Soscia, da Jodice e da entrambi. Gli arrangiamenti invece sono opera del solo pianista e virtuoso di vibrandoneòn — una fisarmonicaa fiato — campano. È lui, insieme alla leader, la mente strategica del terzo, emozionante album di questo loro congiunto Italian Tango Quartet. Un progetto, nato dal vivo e confluito poi su Cd, che non perde mai di immediatezza e spontaneità. Lirico e cavernoso il suono della fisarmonica sulla Suite Napoli Antica. Corposo e denso il supporto del gruppo. Il jazz si insinua con leggiadrìa fra le pieghe della composizione come una gatta che sgattaiola fra i panni stesi e le gambe delle lavandaie per non farsi cacciare. Si colgono echi orientali, mediterranei, turchi e napoletani, ma tutto passa per un genuino e teso italian jazz tango. È un omaggio all’arte del maestro De Simone che, infatti, esprime il suo sincero placet nel libretto interno. Toccante anche la serenata di Bovio: l’anima di Pulcinella rivive fra i movimenti di mantice della fisarmonica e le aperture alate del piano. Sottile e partecipe l’apporto della ritmica, caratterizzato da un assolo caldo e grumoso di Vigorito e uno librante e soave di Jodice. Arzigogolato e postmoderno invece il ricordo di Buenos Aires della Soscia: una regina nel congiungere e coniugare le due sponde musicali, argentina e napoletana, dell’oceano-mare tango. Non da meno Migration e Milonga Mediterranea, dove la penna del co-leader porta con sé un maggiore senso della struttura jazzistica e una più spiccata propensione all’arditezza armonica. I ritmi sono frastagliati e ben cadenzati e ricordano a tratti il cangiare cameristico delle suite. Le versioni dei brani piazzolliani, infine, prevedono la sostituzione di Aldo Vigorito con Francesco Angiuli al contrabbasso — anche archettato — e si caratterizzano per i suggestivi ammodernamenti della tradizione rio-platense. Un intenso e struggente finale per un disco brioso e intrigante

.“Attik music. com” ***** data di pubblicazione 04/06/2010 di  Maggioli GiuseppeGiuliana Soscia & Pino Jodice Quartet – CD "Il tango da Napoli a Buenos Aires"

Il cd in questionerappresenta una certa novità nell'immenso mondo musicale italiano. Giuliana Soscia fisarmonica e Pino Jodice al piano, riescono acogliere l'anima del jazz e del tango con quella della musica popolare mediterranea. riproducendola con raffinate melodie ("Suite Napoliantica" e "Serenata a Pullecenella") sempre in equilibrio tra tecnica ed emozioni; brani che costituiscono un paesaggio ben definito("Milonga Mediterranea") o conversazioni poetiche di rara bellezza("Jeanne Y Paul" e "Migration"). Un mix etnico tra i più interessanti,unire il linguaggio jazz e afro-europeo, con la cultura argentina in unpiacevole dialogo tra i due musicisti.Uun viaggio tra mondi paralleli emai lontani che fissano su questo lavoro, armonie libere, il calore del popolo di buenos aires, le etnie che si vengono a trovare su percorsi illimitati, la narrazione dei libri latini e la musica che si trova nelle assolate strade dei barrio....un melting-pot davverointeressante, per un lavoro pregiato, che abraccia armonie sinuose. Tra gli ospiti i bravi Emanuele Smimmo alla batteria ei Contrabbassistialdo Vigorito e Francesco Angiuli, creativi in ogni traccia.Roma in Jazz  Aprile 2011 di   Fabrizio CiccarelliGiuliana Soscia & Pino Jodice Quartet  - CD "Il tango da Napoli a Buenos Aires"Quando parliamo di tango parliamo spesso di elegia, di pathos declinato negli armonici di unaccordion, di luci e respiri sommessi, di agilità di pensiero musicale e fragilità di misure ritmiche raffinate e concitate, di movenze sospese e di onirismi lunari, di gradazioni tonali spente e riaccese di continuo. Forse è vero che il tango sia una delle forme di vibrazione poetica più malleabili e più pronte a variare ed interagire con linguaggi mistici o visionari o frammentari, come le sensazioni che suscita in chi lo suona, in chi lo balla, in chi lo ascolta. Come ebbe a dire Carlos Gavito, “il segreto del tango sta in quell’istante di improvvisazione che si crea tra passo e passo. Rendere l’impossibile una cosa possibile: ballare il silenzio”. Che il jazz abbia fatto propria l’intuizione di Gavito sembra evidente e che la lettura di questo slancio vitale sia tutt’altro che spenta nelle blue notes appare altrettanto inevitabile: Giuliana Soscia, Pino Jodice ( cui dobbiamo gli arrangiamenti), Aldo Vigorito, Francesco Angioli ed Emanuele Smimmo ne hanno tratto l’essenza estetica dando vita ad inesprimibili trame di sfondo, meditate da intensi solismi e moderni adattamenti ad una realtà tutta mediterranea, la cui”intelligenza” non è tanto nel delineare cromatismi fluttuanti quanto nel far divenire priorità emotiva l’immediatezza dell’intuizione, la libertà compositiva, il senso intimo dell’invenzione come malinconia tanguera e come sostanza lirica mai razionalmente ponderata. I fantasmi timbrici narrano di Jarrett, Corea, Hancock e Burton, ma il centro artistico vibra nello stupore della sospensione del tempo che fu dell’onirico trasmutare dell’inconscio cui diede ritratto impressionista lo straordinario e complesso mondo interiore di Astor Piazzola. E, dunque, se è possibile intuire le dissonanze sussurrate dell’attimo“collettivo”, allora è naturale provarne le dissonanze stilistiche (“Milonga Mediterranea”); se è naturale lasciarsi andare nella meraviglia dell’istante, allora è altrettanto naturale insinuarne l’empatia in variazioni pensose quanto sensuali (“Jeanne y Paul”), incaute come in una notte di pioggia in un barrio illuminato e fumoso, ove trovare tutto ciò che c’è di prezioso in un passo istintivo tra chi il tango lo danza davvero e lo avverte come urgenza vitale: “Ho paura di ritrovarmi con il passato che torna a scontrarsi con la mia vita.Ho paura che le notti, popolate di ricordi,incatenino i miei sogni”( Da “Volver” di Alfredo Le Pera). Tra l’illusione espressiva e la ricerca dell’essenza profonda e libera può trascinare la melodia commossa ed il sogno placato (“Inverno Porteno”),ove il calore dell’animo di Astor Piazzolla torna a declinare note flebili e incantate, forti e trasognate, labili e sussurrate (“Oblivion”) come in un’insperata pace dell’innocenza dei ricordi, nelle parole che ne diede Jorge Luis Borges: “Vivono nelle corde e nella musica / della tenace chitarra operosa / che concerta in milonghe fortunate / la festa e l'innocenza del coraggio (da “Il tango”). Napoli e Buenos Aires sono confini inesistenti, gli unici limiti tra i fusi orari sono quelli che le convenzioni hanno dato per inganno: “ho l’impressione che la mia nascita sia alquanto posteriore alla mia residenza; risiedevo gia qui, e poi vi sono nato” (Jorge Luis Borges). Così com’ è nato il tango, così come è nata la musica, jazz, tammurriata, pizzica, quadriglia, dabka o milonga. Anche in questo caso, dove finiscono le parole, inizia la musica.

“Neapolis Jazz Services - stili e protagonisti del jazz” di   Francesco Peluso Concerto Giuliana Soscia & Pino Jodice Quartet” concerto a Nick La Rocca Jazzfestival 2009 --San Giorgio a Cremano (Napoli)

 La mite serata di venerdì 11 settembre 2009 ha portato sul palco della location centrale del Nick La Rocca (VII edizione) un quartetto capitanato da una bella e talentuosa fisarmonicista, pianista e compositrice: Giuliana Soscia.La rassegna, inserita nel percorso artistico promosso dall'Assessorato al Turismo e Beni Culturali della Regione Campania, ha visto impegnati in questo settimo anno una nutrita schiera di pianisti, che hanno proposto gli ultimi progetti o lavori di imminente pubblicazione. Fra questi, si è distinta la formazione "Italian Tango Quartet" con la presentazione del nuovo disco (Antiche pietre), imperniato sulla frontline pianoforte-fisarmonica di Pino Jodice e Giuliana Soscia, che ha fatto conoscere (nella seconda serata del Jazzfestival sangiorgese), un ammiccante itinerario progettuale e la sensibilità espressiva di un'affiatata coppia di bravi artisti del nostro Bel Paese.Il pianista, direttore, arrangiatore e compositore Pino Jodice, molto conosciuto nel panorama jazzistico italiano, per la sua carriera di bandleader o al fianco di altri nomi di notevole spessore, ha intrecciato una trama armonico-melodica con le suadenti sfumature timbriche della fisarmonica, che è risultata assolutamente gradevole nel suo manifestarsi. La leader del Quartet, dal suo canto, ha rapito l'attenzione del parterre con la struggente affabilità del "tango" che, quando trova la sua naturale declamazione nel magico mantice, si esalta e coinvolge il pubblico al di là delcomune entusiasmo. Il concerto, neanche a dirlo, ha messo in risalto alcune composizioni originali di Giuliana Soscia, che hanno evidenziato l'impronta del maestro Astor Piazzolla,nelle scelte stilistiche, nel travolgente vortice ritmico, nelle atmosfere dense di una velata sensualità. La lezione di Piazzolla è vissuta con rispetto e passione da un gruppo coeso e ben costruito, in cui prevale il rigore formale ed un pizzico di spregiudicatezza,essenziali per il prodursi di un elegante gioco di squadra. Alla già citata valenza solistica di G. Soscia e P. Jodice, si deve annoverare la presenza di una sezione ritmica di indubbia qualità: Aldo Vigorito al contrabbasso e Emanuele Smimmo alla Entrambi, senza timore di essere smentito, hanno contribuito a donare una misurata vivacità ed un affidabile incedere all'andamento delle strutture via via proposte, anche nelle rilevanti esposizioni in solo che hanno offerto in alcune composizioni a firma della brillante fisarmonicista. Dunque, come sopra citato, il repertorio si è articolato quasi esclusivamente nei meandri del "Tango", che dal brano d'apertura Antiche pietre ad un inconsueto Scotish Tango, dalla movimentata composizione La camorra a Freedom Tango, dal più rilassato Passaggio dei delfini al conclusivo Tres Minutos con la Realidad (scrittura di A. Piazzolla), ha lasciato trasparire una sequenza di performances, in cui una garbata sperimentazione ha sapientemente miscelato Jazz, musica popolare italiana e, per l'appunto, il Tango. Giuliana Soscia, in due brani al pianoforte,ha mostrato in ogni contesto esecutivo un raffinato approccio jazzistico, una buona padronanza della scena, un convincente lessico formale, che hanno reso luminosi i circa sessanta minuti di musica. Questa, fluida, ammaliante,estremamente godibile, si è diffusa per la location centrale della bellissima villa vesuviana, avvolgendo letteralmente il pubblico che ha apprezzato lo svolgersi di un concerto dai tratti sostanzialmente non originalissimi ma, al tempo stesso, molto accattivanti.

“Jazzitalia” di Alessandro Carabelli Giuliana Soscia & Pino Jodice Quartet - CD “Antiche Pietre”

Ad appena un anno dall'eccellente disco d'esordio, "Latitango", Giuliana Soscia & Pino Jodice Italian Tango Quartet si presentano con questo nuovo pregevole lavoro.Un disco su cui aleggia la memoria e l'eredità della musica di Astor Piazzolla, insuperato maestro del nuovo tango argentino, senza però mancare di originalità e di un tocco di assoluta personalità.L'insegnamento di Piazzolla viene qui rivissuto con rispetto e passione da un gruppo eterogeneo, vivace, composto da musicisti di alto livello.Rigore e creatività s'intrecciano in un susseguirsi d'emozioni condotte all'insegna dell'eleganza e dell'estrema cura dei particolari.  L'intarsio ben congeniato dei suoni riunisce mirabilmente la calda e sensuale scrittura dei temi, arricchiti dalle molteplici colorazioni della musica classica contemporanea, al vigore e all'estro dell'improvvisazione jazzistica.Le composizioni proposte sono colte, ben strutturate, ottimamente orchestrate, ricche di lirismo e di ardite armonizzazioni che portano l'ascoltatore a non stancarsi mai e a stupirsi dinnanzi a scenari sempre nuovi ed inaspettati: dalla travolgente e passionale "La Camorra" a "Tres Minutos con la Realidad", brano sintesi tra il tango e la musica di Stravinsky e Bartòk, dal bellissimo quanto anomalo tango in 5/4 "Terra del Fuoco" al vellutato jazz waltz "Pantaleon".Le doti tecniche dei singoli musicisti sono notevoli; il pianismo di Jodice sa essere travolgente come un fiume in piena, ricco di swing e di vibrante energia o delicato ed ammaliante come in "Moontango"; Soscia, virtuosa accordionista, sa esprimere tutta l'energia e la passione del tango con leggiadria e naturalezza;Angiuli sa tessere al contrabbasso perfette linee armoniche con precisione esemplare; Smimmo e De Rubeis danno un supporto ritmico fantasioso, un cuore pulsante che riesce a far decollare ogni brano con straordinario dinamismo. Complessivamente, l'ottimo affiatamento del gruppo, il perfetto interplay unitamente all'attenzione prestata alle dinamiche e agli arrangiamenti, pongono questo lavoro senza dubbio tra le migliori produzioni jazz ascoltate, e non solo nazionali.

“A proposito di Jazz” di   Gerlando GattoGiuliana Soscia & Pino Jodice Quartet - CD “Antiche Pietre”

Come già altre volte sottolineato, quella di coniugare jazz e tango è una sorta di moda che va avanti oramai da molti anni con risultati piuttosto alterni: la difficoltà è infatti quella di rendere con un linguaggio jazzistico tutto il pathos presente nella musica argentina, soprattutto quando il repertorio scelto è incentrato soprattutto su Astor Piazzolla. In tale contesto uno dei gruppi che meglio riesce ad esprimere compiutamente tale connubio è l’”Italian Tango Quartet” composto da Pino Jodice pianoforte, Giuliana Soscia fisarmonica e pianoforte, Francesco Angiuli contrabbasso e Emanuele Smimmo batteria cui si aggiunge in tre brani, quale ospite, Francesco De Rubeis ancora alla batteria. Il gruppo si misura su un repertorio composto per nove undicesimi da brani originali (scritti per lo più in collaborazione da Soscia e Iodice) con in più due brani non troppo battuti di Piazzolla, “La camorra III” e “Tres minutos con la realidad”.
A parere di chi scrive il pregio maggiore dell’album consiste nell’essere riusciti a creare un clima, un’atmosfera assolutamente “tanguera” senza per ciò rinunciare ad una pronuncia sovente di tipo jazzistico, specie negli interventi di Iodice che ancora una volta si conferma pianista di grande respiro. Ma sono tutti ad esprimersi al meglio: Giuliana Soscia in grado di cavare dalla fisarmonica ogni sorta di suono e la sezione ritmica di Angiuli e Smimmo che sanno speziare al punto giusto un’alchimia alla fine davvero preziosa.

”Alias” inserto de “Il Manifesto” di   Guido Micheloni Giuliana Soscia & Pino Jodice Quartet - CD “Antiche Pietre”GIULIANA SOSCIA & PINO  JODICE  QUARTET”  

Il loro Italian Tango Quartet , con Giuliana (Fisarmonica), Pino (Piano), Francesco Angiuli (Contrabbasso), Emanuele Smimmo (Batteria), suona il nuevo tango o meglio ancora un tango-jazz fortemente influenzato dalle composizioni, dai timbri, dalle atmosfere dell’ultimo Astor Piazzolla; benchè musica d’ascolto e non di danza, Antiche Pietre,dedicato programmaticamente a viaggi, luoghi, ricordi, evoca comunque un buon sentore di anima tanghera, che si manifesta soprattutto nei brani veloci e in qualche assolo di matrice boppistica. Eccellente la versione dei poco noti “La Camorra III” e “Tres minutos con la realidad.“Salsa.it” di   Gianfranco GrilliGiuliana Soscia & Pino Jodice Quartet - CD “Antiche Pietre”In testa  alla lista delle novità pubblicate da Alfa Music troviamo “ANTICHE PIETRE” di “GIULIANA SOSCIA & PINO JODICE QUARTET”. E’ un’ulteriore produzione che dimostra l’altissimo livello raggiunto da tanti musicisti italiani e, in questo caso, l’originalità nel fondere i linguaggi della musica contemporanea e la tradizione, il tango, il jazz e le musiche africane. Un vero gioiello di note musicali eleganti.Critica di Musica Classicaconcerto all’Auditorium del Museo di Villa Floridiana di Napoli di    Marco Del VaglioPregevoli contaminazioni fra ritmi argentini e jazz . All’Auditorium del Museo di Villa Floridiana grande successo del Giuliana Soscia & Pino Jodice QuartetIl programma era prevalentemente rivolto a brani scritti da Giuliana Soscia e Pino Jodice, contenuti nel recentissimo cd “Antiche Pietre” (Alfa Music Records, distribuzione Egea), caratterizzati da sonorità dove il tango presenta contaminazioni tipicamente jazzistiche.…Un breve sguardo sugli interpreti, per sottolineare innanzitutto la straordinaria abilità, come compositori, arrangiatori ed esecutori, di Giuliana Soscia e di Pino Jodice, con quest’ultimo che ha pienamente sfruttato le splendide sonorità dello Steinway a sua disposizione. Altrettanto all’altezza si dimostravano l’ottimo Aldo Vigorito ed il bravissimo Emanuele Smimmo, che completavano un quartetto quanto mai affiatato, in grado di conquistare il numerosissimo pubblico presente.

“MUSICA JAZZ” di   Guido Michelone

Giuliana Soscia & Pino Jodice Quartet - CD “Latitango”…“Latitango” del quartetto di Soscia e Jodice presenta invece l'ormai proverbiale connubio tra musica argentina e afroamericana : il quartetto basato sull'interplay fisarmonica-pianoforte-basso-batteria si spinge verso un azzeccato e corposo nuevo tango irrorato da linfa jazzistica, con frequenti uscite solistiche, anche nei brani molto strutturati a firma di astor Piazzolla; e i classici Otono Porteno, Libertango, Adios nonino non sono mai banali, come invece accade sempre più spesso con i  presunti tangueros italici…

“A PROPOSITO DI JAZZ” di Gerlando GattoGiuliana Soscia & Pino Jodice Quartet - CD “Latitango”

“Latitango” … Una commistione tra jazz e tango… Il repertorio è interamente incentrato sul tango, ed in particolare sulle composizioni di Astor Piazzola affiancate da quattro originali di cui tre firmati dalla coppia Soscia-Iodice e l’ultimo dal solo pianista. Insomma una prova davvero impegnativa che il gruppo affronta con la dovuta consapevolezza e professionalità vincendo nettamente la sfida: i brani del compositore argentino sono presentati senza nulla perdere della loro originaria carica di drammaticità e coinvolgimento mentre le composizioni originali si inseriscono perfettamente nel tessuto connettivo di un album eccellente...

“SUONI MODUS” di   Guido FestineseGiuliana Soscia & Pino Jodice Quartet - CD “Latitango”…Il primo lavoro segnalato ha un titolo monello e calzante: Latitango. Lo pubblica la Spasc(h) Records (avete letto bene: è scritto così), etichetta molto attenta a documentare il jazz italiano. Latitango è opera di un formidabile quartetto riunito attorno alle figure di Giuliana Soscia, fisarmonicista e compositrice bella e brava, e Pino Jodice: la comune frequentazione di studi televisivi per una volta ha sortito la cosa giusta, ovvero un progetto dedicato al tango, ed in particolare alla figura suprema di questa musica, l’indimenticabile Astor Piazzolla. Su dieci composizioni sei sono sue: ma le quattro ideate da Iodice e Soscia certo non sfigurano, per impatto, con le note dell’argentino…

“JAZZ CONVENTION” di   Fabio CiminieraGiuliana Soscia & Pino Jodice Quartet - CD “Latitango”

L'obiettivo del quartetto è quello di rileggere senza stravolgere, di lasciar trasparire la propria personalità attraverso una interpretazione attenta agli accenti e alle melodie. Lo sguardo ampio alle composizioni di Piazzolla viene proseguito dalle composizioni originali, anch'esse legate in modo preciso alle atmosfere del tango. Il nome del quartetto pone con forza l'accento sul tango, ma anche sulla italianità del progetto. Tutte le dualità che vengono solitamente prese in considerazione - ritmo e melodia; improvvisazione e scrittura - e quelle legate alla particolare natura del progetto - linguaggio personale o tradizionale; pianoforte e fisarmonica - vengono superate attraverso lo sviluppo dell'arrangiamento orchestrale dove gli elementi si confrontano senza elidersi, anzi si valorizzano in modo reciproco e portano sempre varietà alla musica presente in Latitango. “JAZZITALIA” di   Elio MarracciGiuliana Soscia & Pino Jodice Quartet - CD “Latitango” 

“Latitango” ….l'espressione dei materiali tematici è stata arricchita dal dono della sintesi, particolarmente efficace se si vuole arrivare subito al cuore dell'ascoltatore, senza perdere l'efficacia, né la chiarezza del messaggio. E' un album che si rivela un'ottima amalgama fra tango e musica jazz e costituisce un'opera capace di farsi ascoltare e apprezzare da parte degli amanti di entrambe i generi   

Scottish National Jazz Orchestra- Featuring  Giuliana Soscia on Accordeon - MAC ROBERT ARTS CENTRE, STIRLING – Scotland Rob Adams

Soscia plenty of opportunity to demonstrate her expressive style….a splendid duet between Soscia and her partner, pianist Pino Iodice, who joined her from the stalls…Scottish National Jazz Orchestra- Featuring  Giuliana Soscia on Accordeon - QUEEN’S HALL,  EDINBURGH - Scotland Kenny Mathiesonwith glorious playing from the enlarged band and Italian accordionist Giuliana Soscia…The duet between Soscia and pianist Pino Iodice came closest to the authentic feel of the Argentine's music…    

 POLO DELLA QUALITA’ – Italia di   Giorgio RubertiGiuliana Soscia & Pino Jodice  Quartet – concerto“ Il Tango da Napoli a Buenos Aires”Al Polo della Qualità: Giuliana Soscia & Pino Jodice in "ltalian Tango Quartet”Marcianise, 1O luglio 2OO8

Marcianise, giovedì 1O luglio. Secondo appuntamento al Polo della Qualità di Marcianise per la rassegna Polo Jazz Village, che ha visto protagonisti i musicisti del Giuliana Soscia & Pino Jodice Italian Tango Quartet, guidati dalla compositrice Giuliana Soscia alla fisarmonica e dal direttore d'orchestra Pino Jodice al pianoforte. Nella cornice chic del grande cortile dell'ancor più grande centro situato nell'area industriale di Caserta sud, tra passerelle di moda e vetrine di negozi dei migliori marchi del made in Campania, sta avendo luogo questa prima interessante rassegna di musica jazz che ha già visto calcare il palcoscenico il Brad Mehldau Trio lo scorso 5luglio, e che il prossimo giovedi vedrà protagonista il Wayne Shorten Quartet ore 21:30, biglietti acquistabili in loco. Ma veniamo alla serata di ieri, che ha attirato l'attenzione degli appassionati casertani di tango. L'ltalian Tango Quartet è un ensemble dall'ottimo curriculum, vincitore di molteplici premi critici a livello internazionale, e che può vantane apparizioni anche in programmi trasmessi dalla RAl. Aspettative del tutto confermate sin dai primi brani, alcuni dei quali composti e arrangiati dal napoletano Jodice, come Seventango e La trilogia dell'Angelo. Un filo conduttore lega il tango argentino di questo quartetto, italianissimo, alla musica napoletana e al jazz, con il risultato di una contaminazione dalla forte connotazione sperimentale, soprattutto nelle sonorità ricercate da Jodice. ll repertorio, che li ha visti suonane per circa un'ora e mezza, è partito proprio dall'Argentina, con l'esecuzione di molti brani di Piazzola - l'autore da loro preferito - di cui non poteva mancare Libertango, applauditissimo in una versione molto originale con virtuosistico assolo centrale di batteria di Francesco De Rubeis, ma tutti i componenti si sono rivelati davvero ottimi perfonmens. Dalla terra originaria del tango si è poi pervenuti a quella originaria di Jodice, Napoli, con l'esecuzione diversioni jazzate di cinque villanelle del Quattrocento, di canzoni classiche napoletane come Serenata 'e Pullecenella di Libeno Bovio, fino a brani tratti dalla più recente Gatta Cenerentola di Roberto De Simone. Tutti completamente trasfigurati ma, magia del jazz, pur sempre riconoscibili.ANKARA – Teatro dell’Opera di Viola TizzanoGiuliana Soscia & Pino Jodice  Quartet  concerto“ Il Tango da Napoli a Buenos Aires”...Il secondo concerto, al Teatro dell’Opera, è stato tutto dedicato al tango con Giuliana Soscia e Pino Jodice Italian Tango Qaurtet. Molto gradito dal pubblico turco addirittura in piedi ad applaudire a fine serata. La suadente fisarmonica della Soscia, accompagnata dal grintoso Jodice al pianoforte, dal pizzico di corde di contrabbasso di Francesco Angioli e dal coinvolgente Francesco De Rubeis alla batteria, ha estasiato con musiche di Astor Piazzola nella prima parte del concerto e un programma dedicato a Napoli nella seconda. A’ serenata e’ pulcinella di Bovio, Suite di Villanelle dalla Gatta Cenerentola di Roberto De Simone e, di Jodice e Soscia, The last station e Latitango..

.SUCCESSO AD ANKARA -Turchia Adnkronos-Cultura

Giuliana Soscia & Pino Jodice  Quartet  concerto“ Il Tango da Napoli a Buenos Aires” lL "Giuliana Soscia & Pino Jodice ltalian Tango Quartet", interprete dello spettacolo dal titolo "ll Tango da Napoli a Buenos Aines", è stato di scena  al Teatro dell'Opena di Ankana. Un vero e proprio successo. I concerti del quartetto coniugano alla tradizione argentina l'influsso della musica italiana e del jazz. La serata è stata la seconda della rassegna "Maggio della Musica", in corso in questi giorni nella capitale turca. Il gruppo ltalian Tango Quartet nasce da un'idea della fisarmonicista e compositrice Giuliana Soscia e dell'arrangiatone e direttone d'orchestra Pino Jodice. ll repertorio e' interamente dedicato ed ispirato al tango, partendo dalle oniginali "lnvenzioni" sui brani del celebre compositore Piazzolla, argentino di origine italiana. L'organico del quartetto e composto da fisarmonica, pianofonte, contrabbasso e batteria. I concerti del "Maggio della Musica" sono a cura dell'Ambasciata d'ltalia e dell'lstituto ltaliano di Cultura di Ankara, con il contributo di <Alenia Aenonautica-Eurofighten Turkey Team> e la collaborazione della Facoltà di Musica e Arti sceniche della Bilkent, della direzione genenale dell'Opera del Balletto di Stato e della direzione genenale dei Teatri di Stato.

CD LATITANGO, tra tango e jazz Di Pasquale Raimondo…

Latitango, più che un disco, un vero ponte artistico e musicale fra tango e jazz…TEATRO DELL’OPERA, ANKARA - Turchia di  Maurizio PiscitelliGiuliana Soscia & Pino Jodice  Quartet  concerto“ Il Tango da Napoli a Buenos Aires”Napoli - AnkaraUn Maggio di MusicaAnkara,3O Maggio 2OOB 

Al tango, molto più che una danza, è stato dedicato il secondo concerto, che ha visto sul palco del Teatro dell'Opera il Giuliana soscia & Pino Jodice Italian Tango Quartet. La ripetizione parossistica di pulsazioni ritmiche elementari conferisce ai brani di Piazzola in programma un sapo-re orgiastico, che forse ne attenua l'eleganza, ma ne potenzia la carica vitale. Intensi i momenti in cui i musicisti hanno deciso di svelare il volto mesto del tango, quelli nei quali si smorzano i toni, si placano gli ardori delle percussioni e si dà voce al canto spiegato della fisarmonica di Giuliana Soscia, che poggia sui morbidi pizzicati del contrabbasso di Francesco Angiuli, impreziositi dalle luci sapientemente gestite da Salvatore Caccia. Pino Iodice è pianista grintoso, irruente, tutto intento a sfruttare le doti percussive dello strumento, in concorrenza aperta con il batterista Francesco De Rubeis, musicalissimo elemento trainante del gruppo. Nuances jazzistiche e swing mediterraneo si fondono in un gruppo di indubbia originalità, che cerca di sottrarre la musica del Vesuvio alle angherie della oleografia, fra le prime nemiche della città, evidenziando la complessità degli apporti che concorrono a disegnare il profilo della cultura musicale di Napoli, che è terra di incontro, anche di scontro - perchè no? - tra civiltà millenarie che nel dialogo non perdono - anzi rafforzano - la loro identità, per dare vita a nuove fisionomie, nuove forme. La napoletanità, ammesso che esista questa categoria dello spirito, non si annida certo in una pizza e nel mandolino, ma si apre a molteplici letture, è un fenomeno eternamente in progress, come la lava, che scorre, uccide, ma nello stesso tempo crea nuove forme, disegna nuove architetture naturali. Tutta napoletana la seconda parte 41 del programma, piena di espressioni genuine di quella che è ritenuta- a ragione- la cifra della cultura musicale napoletana, la contaminazione. Napoli, terra di contraddizioni, in cui la diversità non si manifesta in distinzioni rigide, bensì in sovrapposizioni e sintesi, trova la sua identità musicale nella straordinaria capacità di unire elementi del jazz e spunti tematici antichi e nuovi, ritmi della sponda Nord dell'Africa e stilemi classici. Doveroso omaggio a Roberto De Simone, che di queste esperienze è pioniere e maestro, una Suite di Villanelle ha riportato alla mente la "Gatta Cenerentola",la composizione che fin dalla sua prima rappresentazione al Festival di Spoleto del 1976 non ha smesso di far discutere e di appassionare quanti vogliono accostarsi alla cultura di Napoli, ai sorrisi antichi e alle effimere gioie del pre-sente di un popolo oggi duramente messo alla prova da infinite storture. La musica di De Simone è l'archetipo di una tradizione che deve difendersi di continuo da presunti paladini che, pur di accontentare il gusto sempre più sciatto e anonimo del pubblico di massa, non esita a deformare contenuti e forme di una storia nobilissima. De Simone a tutto questo si oppone fieramente e con lo sdegno dell'intellettuale, organico sì, ma fesso no, che sa bene che le cose vanno così, ma la storia, il passato non sono in discussione/ occorre solo impegnarsi per difenderli e goderne i benefici effetti. Autentica chicca della serata, il "Latitango" di Jodice e Soscia, in cui l'espressione dei materiali tematici è stata arricchita dal dono della sintesi, particolarmente efficace se si vuole trasformare un discorso in un aforisma, senza perdere in efficacia, né in chiarezza del messaggio. Soddisfatto il pubblico, per una serata "leggera", che di sicuro per una manciata di minuti almeno ha fatto dimenticare i pestilenziali retaggi di chi ha deturpato il volto di Partenope, tutto intento ad amministrare le proprie fortune, a danno degli altri.